Occhiali Ray Ban 2016 Da Sole

Occhiali Ray Ban 2016 Da Sole

Fu proprio sul teatro dell’accademia più prestigiosa di tutta la Scandinavia che il regista Ingmar Bergman la scoprì, rimanendone ammaliato.La Thulin, al momento del loro incontro, aveva già debuttato nella pellicola Knn dej som Hemma (1948), successivamente seguita da Krleken segrar (1949) di Gustaf Molander. Fu moglie dell’attore Claes Sylwander, sposato con lei dal 1952 al 1955; i due divorziarono quando lei partì per l’America per recitare in Spionaggio internazionale (1956) di Sheldon Reynolds, accanto a Robert Mitchum. Lo stesso anno di uscita del film coincide con un nuovo matrimonio, quello con l’attore Harry Schein, con il quale fondò il Swedish Film Institute e che le rimase accanto fino al divorzio, avvenuto nel 1989.L’anno in cui fu consacrata musa e ispiratrice, nonché attrice feticcio di Bergman fu invece il 1957, quando il grande cineasta la affiancò a Max von Sydow e Bibi Andersson per recitare ne Il posto delle fragole, road movie svedese che venne premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

Sully, diminutivo affettivo, ha poco tempo per decidere e trovare una soluzione. Impossibile raggiungere il primo aeroporto utile, impossibile tornare indietro. Il capitano segue l’istinto e tenta un ammarraggio nell’Hudson. Lavora con Jean Delannoy, André Hunebelle, Yves Robert (La Guerra dei bottoni), Louis Malle (Zazie nel métro).Negli anni Settanta la sua carriera cinematografica prende una svolta: incarna la maschera del colonnello autoritario e un po’ cialtrone di Buttiglione da cui nasce una serie di grande successo in Italia. Privilegiando la televisione e il teatro Jacques Dufilho è corteggiato da auotori importanti come Claude Chabrol, Claude Sautet che lo fa recitare in Una brutta storia (1980) per il quale vince il César per l’attore non protagonista. Nel 1993, In Pétain di Jean Marboeuf, che conferma una certa propensione ai film storici..

C’era un tempo (gli anni ’80 ’90) in cui al nome di Tsui Hark era stata giustapposta l’etichetta semplicistica ma indicativa di “Steven Spielberg di Hong Kong”. Dopo un decennio trascorso seguendo progetti eterogenei ma spesso deludenti, è come se il regista si fosse ricordato di quella che è la sua specificità, nonché il suo maggior talento. Avvalendosi di capitali della Cina continentale e sfruttandone in pieno i mezzi, Hark confeziona infatti un romanzo d’avventura che potrebbe tranquillamente essere tratto da un fumetto dell’era d’oro della nona arte per come sa unire ingredienti semplici ma paradossalmente divenuti irraggiungibili per i più: divertimento, azione, qualche risata, suspense e ancora divertimento.

Lascia un commento