Ray Ban Nuovi Modelli

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Pi conviincente, direi, Craig Bierko, il protagonista maschile, ma complessivamente il livello di quest di tutto rispetto, tecnicamente ma, come si detto, non solo, con invenzioni notevoli, con una maniera di realizzare che sfugge ai parametri triti e ritriti di quello che Sergio Saviane chiamava “il fumeggiato”, con felice gioco di parole. El GatoE CI RISIAMO VIEN DA DIRE. E PURTROPPO, SOTTOLINEARE.

A certi registi bisognerebbe imporre con la forza di non girare film con budget superiori a dieci milioni di dollari, visto che, nel momento in cui si trovano ad avere a disposizione più denaro, hanno la spiacevole tendenza a sprecarlo miseramente. Questo è il caso di David Twohy, già autore del meraviglioso Pitch Black (di cui Riddick riesce ad essere contemporaneamente sequel e prequel), pellicola che lanciò Vin Diesel nel dorato mondo dello star system. Purtroppo, meglio dirlo subito e levarsi il pensiero, di Pitch Black, del suo fascino visivo e della sua atmosfera rarefatta ed opprimente, non è rimasto nulla.

Sono troppi i momenti in cui si palesano pedisseque citazioni di altri registi del passato e non: oltre alle scene oniriche felliniane, si nota un (ottimo) sincretismo nelle inquadrature, che troppe volte ricordano il suddetto Fellini, altre il Terrence Malick di “The tree of life”, altre ancora Kubrick e Wes Anderson. Nel film, lo stesso Sorrentino, per bocca di Mick Boyle (interpretato da Harvey Keitel), afferma che il regista altro non è che un “ladro”. L’artista premio Oscar, dunque, dopo Youth si afferma come eccellente manierista, mancando però dell’originalità propria dei registi che sono entrati a far parte della storia del cinema internazionale..

A undici anni debutta già in tv in Sotto processo, dramma giallo diretto da Anton Giulio Majano che le apre le porte della notorietà e di quasi tutte le produzioni televisive di gran successo in quegli anni, i cosiddetti sceneggiati televisivi. Partecipa a La freccia nera, Delitto e castigo, Demetrio Pianelli e I miserabili. Contemporaneamente presenta con Pippo Baudo “La freccia d’oro” del 1970, rivelandosi una sorprendente imitatrice ed una dotata cantante.

E tutto, come prevedibile, è al posto giusto: il thrilling è emozionante, la storia ben spiegata e perfetta nei riferimenti e nella ricostruzione storica, i personaggi ben delineati. Spielberg realizza una pellicola senza sbavature, solida, capace di magnificare l’eroismo americano senza sminuire la dignità degli antagonisti, i sovietici. Tutti hanno, o meglio, avevano, le proprie ragioni, a prescindere dal sistema economico e politico per cui si patteggiava..

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